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Ciao a tutti gli appassionati di motori e non…

…mi chiamo Stefano, come già fatto, prima di me, da due miei illustri compari viaggiatori, cercherò, nelle pagine di questo sito, di appassionarvi e coinvolgervi in ciò che da sempre, è una delle mie più grandi passioni e cioè il motorismo, ed in special modo quello di carattere storico.

Mi sono affacciato a questo mondo ormai da qualche anno, iniziando quasi per caso, convinto e persuaso da mio padre, che aveva deciso di acquistare una vecchia e, molto mal ridotta, Lancia Fulvia Sport carrozzata Zagato che in tanti (soprattutto in famiglia) avrebbero ben presto battezzato come rottame. Successivamente con pazienza e coinvolgimento via via maggiori, abbiamo proceduto allo smontaggio e pulizia totali dell' auto e di tutti i suoi componenti, ricercando i particolari mancanti o cercando di ricostruire quelli ormai introvabili.

Oggi vado orgoglioso della mia Lancia, ormai siamo stati contagiati da una vera e propria malattia ed a "lei" ne sono subentrate altre due, simili nel genere, macchine appunto, ma diverse nella marca; una delle quali attualmente in fase di restauro (per i frequentatori del sito, chiamata Tetano dal nostro amico Rico).

Mio intento, in questo spazio, sarà quello di riportare gallerie fotografiche e resoconti dai raduni più interessanti (cui abbiamo partecipato e che si sono svolti nelle zone più o meno limitrofe alle nostre). Una carrellata sulle date più interessanti per le manifestazioni in programma e, con uno sguardo verso eventuali altri ritrovi, anche, di carattere spontaneo.

A tal riguardo, ringrazio fin da subito della collaborazione di tutti coloro i quali, arricchiranno tale calendario con le loro segnalazionie commenti.

Sarà inoltre presente una sezione dedicata a temi riguardanti la tecnica (necessariamente parziale, fermo restando la vastità dell'argomento) e una dove sarà possibile scambiarci consigli sulla reperibilità dei ricambi piuttosto che sulla modalità per eseguire, da soli, alcune tra le riparazioni più comuni. Tutto ciò basato sull' esperienza personale che ho maturato restaurando le mie macchine e su quella che vorrete e potrete condividere con me attraverso questo sito.

Spero che tutto ciò possa interessarvi.

Pubblicato il 24/04/2014 alle ore 09:55

RADUNO MUSEO FERRARI MARANELLO E MUSEO CASA ENZO FERRARI


Salve a tutti cari appassionati!
Ecco a voi il resoconto della prima uscita stagionale collettiva. Meta, questa volta, erano Modena e Maranello; pretesto, per molti di noi, oltre la preannunciata indimenticabile gita, anche quello di deliziare il palato con le specialità tipiche romagnole accompagnati, perchè no, dalle nostre amate “vecchiette”.
Il ritrovo era fissato presso la sede del V.C.C. Legnago alle ore 7:30 del mattino, la strada era tanta e il programma della giornata non permetteva grossi ritardi. Solo qualche minuto a disposizione per la colazione.
Anche questa volta il parco auto era piuttosto variegato anche se non molto numeroso e costituito anche da diverse vetture moderne (il direttivo infatti aveva concesso l’eccezione vista la preoccupazione per il tempo un po’ instabile, per alcuni, e i tanti km, per altri). Tra le varie, avevamo subito notato una favolosa Corvette roadster degli anni cinquanta, una Fiat 600 perfettamente restaurata, un Maggiolone leggermente customizzato, una Jaguar XK spider, alcune Porsche 911 in diversi allestimenti. Noi presenziavamo con l’iper-collaudata Lancia Fulvia Sport.
Adunata tutta la truppa attorno alle 8:00 e come sempre, muniti di un dettagliato roadbook eravamo pronti per partire in direzione Rovigo, percorrendo la provinciale che passa per la Torretta, Sermide, san Prospero e diretti poi alla volta di Mirandola, Modena. Questa volta niente soste intermedie, la scaletta non ce le concedeva. Il meteo, come già detto, non era certo dei migliori, di tanto in tanto ci accompagnava qualche goccia (con grande gioia del sottoscritto…), ma ormai eravamo in viaggio, disposti ad accettare anche una giornata uggiosa. Durante il viaggio ci capitava, di tanto in tanto, di incrociare, sfrecciando in pieno “spirito modenese”, altri appassionati di vetture storiche, complici le strade diritte, prive di traffico e soprattutto prive di alcun dispositivo di rilevazione di infrazioni. Ah che bel posto la Romagna!
Anche la nostra media era, finalmente, di tutto rispetto, caratteristica rara durante i raduni. Giunti attorno alle 10:00 a Maranello, transitavamo di fronte l’attuale stabilimento Ferrari dove appare al primo colpo d’occhio l’imponente galleria del vento; in breve raggiungevamo il piazzale antistante il museo Ferrari. Parcheggiate le vetture avevamo pochissimi minuti per fotografare il parco auto dei soci e munirci di ticket per il pagamento del parcheggio.
Nelle vie limitrofe, risuonava il rombo di un continuo via vai di Ferrari stradali, che costituiscono una sorta di attrazione per i forestieri nonché un “fisiologico” business locale!

“Presto presto che siamo in ritardo!”

Così ci sentivamo esortare in modo concitato dal direttivo che sembrava quasi non divertirsi pur di far ben riuscire la manifestazione. Attraversata la strada, eravamo già in un alto mondo, per il sottoscritto, da sempre tifoso sfegatato del marchio del cavallino, era come entrare nel paese dei balocchi.
Entrati nella moderna struttura, la comitiva veniva suddivisa in due gruppi per agevolare la visita. In realtà la conformazione interna del museo è piuttosto angusta e realizzata su più livelli. Sono presenti sale “a tema” in cui sono state create ambientazioni particolari attorno alle vetture esposte.
Tali modelli non sono sempre gli stessi, come ci spiegava la guida, alcuni sono dati in prestito alla struttura per brevi periodi dai loro facoltosi proprietari. Le spiegazioni tecniche si alternavano alle curiosità storiche, passando in rassegna anche i proprietari illustri che avevano posseduto alcune di quelle vetture. Il tempo volava, come quello a nostra disposizione per la visita che stava volgendo al termine. Ma la giornata non era certo finita lì. Infatti ci aspettava una tappa di trasferimento da Maranello a Modena dove si trova il museo – casa di Enzo Ferrari.
Pronti via, eravamo già tutti al volante, ansiosi di vedere il luogo dove la vera passione per i motori aveva avuto origine.
Ma complice l’inevitabile mescolamento con il traffico locale e una cittadina per molti sconosciuta, una parte della comitiva, compreso chi vi scrive, andavano a percorrere la statale che porta direttamente a Modena anziché attraversare il centro passando davanti la storica sede Ferrari, quella insomma che spesso si vede in tv. Peccato davvero ma la consapevolezza che tante volte, nel passato, tutte quelle strade che portavano a Modena, compresa quella su cui eravamo in quel momento, fossero state percorse dal “Drake” e dai suoi piloti più celebri (Villeneuve era famoso per transitare di lì a velocità folli), faceva decisamente sfumare anche il rammarico di non aver percorso la strada prevista dal programma.
Giunti a destinazione rimanevamo stupiti dalla enorme struttura modernissima che ci si poneva davanti, a fianco alla storica abitazione-officina della famiglia Ferrari. La copertura del tetto rappresenta un enorme cofano di una auto di formula uno degli anni 50, verniciata nel classico giallo fly Ferrari, nonchè colore di Modena.
All’interno della struttura avveniristica e da poco inaugurata, modelli unici ed alquanto rari della collezione Ferrari, posti su piedestalli sembravano, al primo sguardo, modellini in scala. L’ambiente e il contesto di storia e stile, costituiscono un’esperienza sensoriale di notevole effetto e da provare in prima persona.
Conclusa la prima parte di visita, ci trasferivamo presso la casa – officina dove potevamo apprezzare la riproduzione dell’ufficio di Maranello (a Maranello invece avevamo potuto ammirare quello di Modena con la statua in cera di Enzo Ferrari), vedere alcuni piccoli oggetti di vita quotidiana del “grande vecchio” e alcuni cimeli relativi alle competizioni.
La fame iniziava però a farsi sentire e, radunati tutti, eravamo pronti per l’ultima tappa della giornata, ovvero il trasferimento al ristorante. Raggiunta la meta e parcheggiate le vetture, ci veniva offerta la possibilità di visitare l’acetaia del ristorante prima di “fiondarci” su appetitosi e invitanti antipasti a base di gnocco fritto, Parmigiano stagionato, fiori di zucca, affettati misti. L’inizio era molto promettente, e infatti anche le successive portate erano all’altezza, compresa la rapidità nel loro susseguirsi.
Concluso il pranzo, circa verso le quattro del pomeriggio, eravamo tutti liberi per il rientro. Partiti abbastanza alla spicciolata, raggiungevamo altre quattro vetture e ci univamo in una sorta di “raduno al contrario”. Come sempre il pensiero andava alla giornata anche se non era ancora trascorsa del tutto, questa volta l’andatura era ancora più spedita, vista la brevità del convoglio e il divertimento decisamente notevole. Ci divertivamo a notare la quasi indifferenza degli automobilisti Modenesi per la nostra velocità, non certo nei confronti delle nostre vetture, facile stereotipo forse? Chissà, fatto sta’ che avvicinati a casa, gli sguardi di chi ci circondava mutavano, e anche le andature.
Salutati gli ultimi compagni di viaggio alle porte di Legnago eravamo rimasti soli e ormai una manciata di chilometri ci separava da casa. Parcheggiata in garage la nostra compagna di viaggio (bravissima come sempre) buttavamo, come di consueto, l’occhio sul parziale del contachilometri. Segnava 253, anche stavolta avevamo macinato un bel po’ chilometri e un gran bel giro, peccato solo che era già finito.

Ciao, e alla prossima!


Le foto, presenti nella galleria, rappresentano solo un breve assaggio di quello che potrete vedere con una visita presso i musei Ferrari.



 


Pubblicato il 17/10/2013 alle ore 11:04

LAGO DI GARDA “MON AMOUR” 2013

Cari amici appassionati,

   finale di stagione a dir poco pirotecnico per uno degli ultimi raduni del 2013.
Premetto fin da subito che per questo ultimo resoconto, sono stato abbastanza prolisso, vogliate scusarmi ma l’evento è stato talmente ricco che sarebbe stato troppo riduttivo omettere il racconto di alcuni momenti della giornata.
Domenica 13 ottobre si è infatti svolta la terza edizione del “Lago di Garda mon amour”, evento organizzato dal Club Benaco Auto Classiche di Bardolino.
Gli organizzatori, già al momento delle pre-iscrizioni erano stati tassativi sull’orario di ritrovo e di partenza, in quanto i km previsti per il giro erano parecchi, circa 160 (esclusi dal conteggio ovviamente quelli per la trasferta) e non si poteva perdere tempo inutilmente. Detto ciò, l’appuntamento era fissato davanti la sede del club alle ore 9:00.
Partiti alla volta della località lacustre, sulla nostra fidata Lancia Fulvia Sport, poco dopo le sette e mezza del mattino, un po’ annebbiati dal sonno e da una leggera foschia autunnale che rendeva suggestiva e meno “arida” perfino la S.S. 434 che stavamo percorrendo in completa assenza di traffico. Il sole che sbucava all’orizzonte, faceva ben sperare per il meteo della giornata.
Giunti sul luogo dell’appuntamento puntuali, avevamo mezz’ora di tempo circa per sgranchirci un po’ le gambe, completare l’iscrizione, ritrovare visi più o meno noti e curiosare tra i mezzi dei partecipanti che erano già presenti in un buon numero. Nel frattempo gli organizzatori distribuivano un “corposo” “road book” (ben 4 facciate A4!) su cui erano riportati con dovizia di particolari tutti i passaggi e le tappe che avremmo dovuto effettuare durante la giornata. Dapprima ci sembrava fin troppo dettagliato, avremmo compreso poi l’effettiva sua utilità.
Giunte le 9:30, ed essendo presenti quasi tutti (la parte rimanente del gruppo si sarebbe unita dopo Desenzano per un totale di circa 50 macchine), eravamo pronti per la partenza. Il programma del percorso era cambiato da quello originale che prevedeva il di percorrere la Gardesana Orientale fino a Riva del Garda per poi scendere costeggiando la sponda bresciana, a causa di un tratto chiuso diverse ore per una corsa ciclistica. Inoltre sapevamo che una volta entrati in Lombardia le numerose rotatorie (talvolta anche una ogni 100m), sebbene siano utili a favorire il raggruppamento del convoglio, per contro, avrebbero limitato il transito del gruppo e costituito un fattore di rischio per chiunque avesse sbagliato strada; capivamo ora il perché di tutte quelle indicazioni sul road book. Quindi quella mattina avremmo percorso tutto il basso lago in direzione Lazise, poi Pacengo, Peschiera del Garda, (di cui avremmo attraversato il centro), Lugana, Colombare di Sirmione, Rivoltella, Desenzano del Garda, salire verso Lonato, Padenghe sul Garda, Moniga del Garda, Manerba del Garda e San Felice del Benaco, Salò, Barbarano di Salò, Gardone Riviera fino ad arrivare a Tremosine dove era fissata la sosta per il pranzo.
Superato il nodo nevralgico tra Sirmione e Desenzano, in cui traffico e viabilità risultano difficoltosi in ogni stagione (figurarsi cosa succede quando il gruppo è numeroso, ad ogni rotatoria si inserisce qualche “intruso” e nessuno del gruppo vuole perdersi!) e percorrendo in discesa via Gramsci, finalmente tornavamo a vedere il lago, anche se la foschia e il grigiore sembravano aumentare man mano che risalivamo il lago, per ora il tempo reggeva e a noi questo importava.
Continuando nel nostro percorso la strada, sebbene piacevole, permetteva ancora pochi scorci paesaggistici interessanti. Giunti a Manerba, scoprivamo, dalle informazioni allegate alla navigazione, di essere nella storica Valtenesi, ovvero la Valle degli Ateniesi, essendo stata, quella zona, una colonia greca dove esisteva un tempio dedicato alla dea Minerva. Proseguendo nel nostro percorso notavamo che le rotatorie, i dossi artificiali, i rilevatori di velocità erano presenti in quantità veramente spropositata e quasi quasi ci stavano facendo passare l’entusiasmo che tanto ci aveva pervasi fino ad allora. Ma ecco che, senza accorgercene, eravamo già nei pressi di Salò e, oltre il cofano, iniziavamo a vedere il golfo col lago azzurro, di fronte a noi incombevano le caratteristiche e storiche “Zette”, ovvero la serie di 4 tornanti in discesa che portano all’abitato di Salò.
Proseguendo lungo la Gardesana Occidentale, arrivavamo finalmente nel comune di Gardone Riviera, dove si concentra il maggior numero di ville storiche di grande prestigio del Garda bresciano.
Proseguendo, in salita, lungo via Roma, verso il Vittoriale, passavamo davanti al Giardino Botanico “Hruska” definito come il più bel giardino botanico di tutto il Garda, con specie provenienti da ogni continente (i ben informati consigliano di visitarlo nel mese di maggio). Di li a poco, dopo due tornanti in salita davvero suggestivi, eccoci giunti all’ingesso del Vittoriale degli Italiani, la villa museo del poeta pescarese Gabriele D’annunzio (anch’egli fu vero appassionato d’auto), saliti ulteriormente e parcheggiate le vetture in prossimità di uno slargo della sede stradale, potevamo effettuare una visita lampo al sepolcro del poeta situato sulla parte sommatale dell’edificio. Ma per noi era gia ora di ripartire alla volta di Maderno e subito dopo del comune di Gargnano famoso per la presenza di Villa Bettoni, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri durante la Repubblica di Salò.
Ancora una piccola sosta a nostra disposizione, quindi parcheggiate (grazie al benestare del sindaco) le vetture sulla piazza del Comune, avevamo l’opportunità per fare finalmente due passi in riva al lago e deliziarci con un aperitivo che, vista l’ora, era più che bene accetto.
Chiamati tutti a raccolta dopo una decina di minuti eravamo pronti alla ripartenza in direzione Riva, d’ora in avanti sarebbe iniziata una serie di gallerie, alcune delle quali molto suggestive quanto pericolose, caratterizzate da curve secche e strettoie, (incubo per taluni, vera Mecca per i più smaliziati, fate voi!). Qui gli scarichi delle nostre vetture, non ancora strozzati dai catalizzatori, facevano sentire le loro voci, acuite dall’eco delle gallerie, vera musica e una goduria per gli appassionati!
Nell’oltrepassare le frazioni di Oldesio, Gardola e Montecastello, il direttivo ci aveva raccomandato la massima prudenza in quanto la strada diventava impegnativa per le auto d’epoca (e non solo per loro a nostro avviso) data la pendenza notevole; anche se intimoriti alquanto dalle raccomandazioni, ma rassicurati dall’efficienza meccanica del nostro mezzo, a stento nascondevamo l’entusiasmo. Proseguendo in direzione Alpe del Garda, la strada diventa un collegamento tra due altopiani caratterizzata da saliscendi con curve e tornanti che si susseguono ad un ritmo incalzante, portando rapidamente in quota per poi subito scendere a valle anche con pendenze notevoli. Ed era bello vedere come tutte quelle “vecchiette” (qualcuna più “zia” che “nonna”) che arrancavano in salita, e nonostante venissero strapazzate dai loro proprietari su quelle strade, rimanessero fedeli al loro impegno di portare tutti a destinazione.
Giunti oramai nel comune di Tremosine, ed effettuata un’altra brevissima sosta presso uno storico caseificio fondato da Monsignor Giacomo Zanini ci dirigevamo alla volta di Sermerio, percorso qualche altro tornante tra le montagne il paesaggio attorno noi mutava repentinamente e nuovamente stavamo affacciandoci sul lago. La frazione è situata a 600m sul livello del lago con curve e tornanti a strapiombo e tratti molto stretti; che strade meravigliose! Che panorama! Eravamo estasiati, e anche la nostra Lancia andava che era una meraviglia, fluida , per niente affaticata dal percorso fino ad allora affrontato, quasi ansiosa, quanto noi, di proseguire il percorso per vedere quale sarebbe stata la prossima meraviglia.
Giunti a Cadignano, erano le 14:30 e la fame era notevole, finalmente potevamo concederci la prima vera sosta della giornata presso il Ristorante San Marco, il pranzo a base delle tipicità della zona già ci faceva ben sperare. Parcheggiate diligentemente le auto sul piazzale del ristorante ecco che ci si presentava la meraviglia attesa: dal tavolo potevamo godere di una vista mozzafiato sul lago, sulla sponda veronese e, in parte sul Baldo.
Giunte le 15:30 ecco che il direttivo si prodigava a raccogliere di nuovo tutti per ripartire, i tempi erano abbastanza ristretti e non c’era da perdere un attimo; aspettavamo tutti con ansia e trepidazione la celeberrima “Strada della Forra”, di cui quest’anno, il 18 maggio si è celebrato il centenario, quella stessa strada che al momento della sua inaugurazione fu definita dal drammaturgo tedesco Walter Hasenclever come “una delle strade più belle del mondo” e, addirittura, come “l’ottava meraviglia del mondo” dallo stesso Winston Churchill.
Dopo qualche altro tornante in discesa raggiungevamo rapidamente la Forra, dove ci attendeva l’ennesima breve sosta, questa volta per permetterci di scattare qualche suggestiva fotografia. Questo luogo è un vero e proprio canyon naturale, scavato dall’acqua nei millenni, sulla nostra destra una cascata sfociava in un piccolo torrente che costeggiava la strada e veniva inghiottito da un’apertura nella roccia; a fianco, la strada seguiva lo stesso percorso. Eravamo ansiosi di percorrerla, finalmente era giunta l’ora. E’ veramente difficile descrivere le sensazioni che si provano nel percorrere tale strada, (nella galleria ho riportato alcune foto che tentano di farlo) posso solo consigliarvi di percorrerla.
Proseguendo in discesa, tornavamo a vedere il lago, qui la natura della strada molto stretta, costringeva a manovre millimetriche “da garagista” quando sopraggiungevano le auto dal senso opposto. Giunti nuovamente sulla Gardesana Occidentale e percorrendola al contrario, rispetto la mattina, in direzione Gardone Riviera, iniziava ad accompagnarci una pioggerellina inaspettata, quanto indesiderata. Da questo punto parte dei partecipanti (quelli residenti nell’alto lago) si separavano dal convoglio dirigendosi verso casa, la rimanente parte, invece, era diretta a Salò per l’ultima sosta della giornata.
Giunti a destinazione prima delle 18:00, ci rendevamo conto che parcheggiare in prossimità del lungolago, come voluto dal direttivo, era missione impossibile, perciò, in buon numero, optavamo per l’autosilo lì vicino, il quale per l’occasione, assurgeva a esposizione statica di auto d’epoca. La sosta-merenda era prevista presso la storica Pasticceria Vassalli, a nostro avviso altrettanto meritevole di visita quanto la strada della Forra.
Dopo la merenda, per chi non avesse avuto fretta di tornare a casa, il tour continuava, nel rientro verso Bardolino, attraverso tutte le frazioni e i piccoli centri abitati alla scoperta di ulteriori meraviglie lacustri sconosciute ai più. Ma nel frattempo si erano fatte le 18:30 e ci separavano altri 100 km da casa, la stanchezza iniziava a farsi sentire, quindi dopo esserci accomiatati da tutti e aver ringraziato ed essendoci complimentati col direttivo per l’eccellente organizzazione dell’evento, ci dirigevamo a riprendere la nostra fedele compagna di viaggio al parcheggio e fare ritorno alla base.
Pausa rifornimento poco fuori Salò, e via diretti a casa; rientro non del tutto agevole dato l’intenso traffico domenicale trovato fin oltre Desenzano. Per il rientro optavamo per le classiche “strade basse” forse meno dirette delle tangenziali, e qui mi direte: ma se eravate stanchi, quelle strade non son certo le più indicate. Avete ragione! Ma avevamo voglia di assaporare le nostre strade, i paesaggi tipici della nostra zona, quelli che stavamo vedendo gradualmente perdere i contorni, avvolti ormai dall’oscurità della sera; quasi a sottolineare maggiormente il contrasto con i posti che avevamo visitato durante quel memorabile giorno e ad avvalorarne, perciò, ancor più la loro bellezza. Al mio fianco, la navigatrice, tanto brava nel fornirmi le indicazioni del percorso durante tutto il giorno, benché stesse combattendo una lotta impari col sonno, rimaneva sveglia con l’intento di fare lo stesso col sottoscritto.
Giunti a casa, felici e stremati, ci concedevamo un’ultima soddisfazione: uno sguardo al conta chilometri parziale, segnava ben 310 Km percorsi quel giorno. Che soddisfazione! Che giro! Che brava la nostra Lancia!

A presto.


Le foto sono presenti nella galleria (alcune sono risultate lievemente mosse, data la natura delle strade, abbiamo ritenuto comunque di inserirle nel tentativo di raccontare anche in questo modo quelle strade)


 

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