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Ciao a tutti gli amici di Vigo e paesi limitrofi!

Sono Enrico (ma agli amici basta Rico) e come tanti di voi quando il lavoro e le risorse economiche lo permettono amo decisamente viaggiare.
Al contrario di un illustre collega che scrive in questo stesso bel sito, io preferisco contraddire l'ago della bussola e muovermi in direzione sud.
La verità è che non mi dispiace sudare, il coccodrillo è il mio animale preferito, le zanzare mi fanno compagnia e sono stato vaccinato contro praticamente tutte malattie tropicali (a parte la cosiddetta maledizione di Montezuma alias dissenteria del viaggiatore di cui vi risparmio i particolari…).
Scordatevi i villaggi turistici, i cocktail di frutta e le spiagge assolate piene di palme (beh no… quelle ci sono). Ho sempre cercato di viaggiare nel modo più autonomo possibile, noleggiando mezzi in loco o spostandomi con i mezzi pubblici dove possibile, spesso evitando le grandi città in favore di luoghi e persone più genuini e legati alla natura.
Non sono certo un Marco Polo o un Ferdinando Magellano ma del mio piccolo bagaglio di esperienze conservo molti ricordi. Nei prossimi mesi vi vorrei raccontare qualche breve momento per me speciale o che mi ha colpito, sia in positivo che in negativo. Non ve li voglio proporre come telecronache esatte, un elenco di luoghi, date e coordinate geografiche, e nemmeno seguire l'ordine cronologico in cui li ho vissuti. Non voglio nemmeno cercare di modificare la realtà rendendola artificialmente fasulla per mascherare situazioni poco piacevoli, anche se il fatto stesso di scriverne non può che rappresentarne un filtro che rispecchia il mio modo di vedere e di percepire il mondo. Seguirò semplicemente l'ispirazione e l'impulso del momento.
Spero vi piacerà.

Rico

Pubblicato il 30/03/2013 alle ore 09:43

4- Mare, spiagge e affini
"Come godersi il viaggio"

Col penultimo post dedicato all’Australia volevo mostrarvi alcune delle cose che mi hanno maggiormente colpito in questo viaggio: le meravigliose coste del Queensland e la magnifica barriera corallina, ovvero come trovare angoli di paradiso infestati da ogni piaga. E’ infatti comune, specie nella parte settentrionale del paese, vedere in spiaggia segnali di pericolo. Squali, coccodrilli (!), meduse, correnti e raggi ultravioletti sono i veri guastafeste di una tranquilla giornata al mare. Specialmente verso i raggi UV gli australiani hanno una grande ossessione. Da statistiche infatti questo è il paese col maggior numero di casi di tumori della pelle, complici il buco dell’ozono, il maggior irraggiamento dell’emisfero australe, e la carnagione sul bianchiccio andante dell’australiano medio. Tutti gli altri pericoli si possono evitare tranquillamente facendo il bagno in vasche di reti apposite presenti in molte spiagge o, nel caso delle meduse, evitando di bagnarsi in determinati periodi dell’anno in cui queste vengono a riprodursi a riva(i mesi più caldi e umidi da dicembre a febbraio).
Superati questi scogli, il turista può godere di spiagge da cartolina. Grandi distese di sabbia incoronate da palme e vegetazione tropicale. Non è raro raccogliere noci di cocco e papaie direttamente dagli alberi retrostanti la spiaggia, ma i frutti più buoni sono le dolcissime ananas e le banane che in queste regioni vengono prodotte.
Menzione di demerito al clima, che pur nella stagione secca, è stato decisamente poco clemente. D’altronde, le foreste tropicali non crescono nei posti asciutti e se a uno da proprio fastidio la pioggia può rifugiarsi nei milioni di km quadrati dell’interno outback australiano.
Tra le cose assolutamente da non perdere l’isola di Fraser, un parco nazionale sorto su una immensa duna di sabbia in cui è cresciuta una foresta millenaria, dove sono presenti laghi incontaminati di acqua dolce, dove c’è una spiaggia (peraltro infestata da squali e in cui nuotare è calorosamente sconsigliato) lunga più di 40 miglia percorribile in pullman e utilizzata come pista di atterraggio per gli aerei.
Atra cosa da non perdere è il whale-watching, nel periodo in cui le balene megattere passano per questa costa verso o di ritorno dall’antartico con i piccoli. Le mie foto sono poca cosa, ma non era facile cogliere l’attimo giusto magari mentre una balena spiccava il salto.
Macinando chilometri da sud a nord, la barriera corallina al largo era sempre intuibile (non visibile) grazie alla presenza nelle spiagge di frammenti multiformi di coralli. Per la sua forma e dislocamento, man mano che si procede verso il lembo settentrionale, essa si avvicina sempre più alla costa, tanto che a Cairns si trova a circa 30 kilometri al largo. Il fatto che ci si impiegassero solo 45 minuti di catamarano per raggiungerla mi fece scegliere questo come posto adatto ad una visita. Arrivati quindi ad una grande piattaforma galleggiante ancorata in prossimità del reef, messe la muta, maschera e boccaglio, il tuffo che feci mi aprì un meraviglioso mondo di vita, colori e creature meravigliose. Le foto (molte della fotografa ufficiale della spedizione) spero diano una vaga idea di quello che c’era la sotto!
Di posti meravigliosi ce ne sono tanti altri. La cittadina chiamata 1770 (Seventeenseventy), luogo in cui nella data omonima il capitano Cook scoprì e sbarcò per la prima volta in Australia. Luoghi splendidi come Mission Beach, pensati come posti di vedetta per le navi all’orizzonte, Yeppon, Proserpine o Hervey bay.
Mi fermo qui perché al solo nominarli la nostalgia di quei giorni ritorna…

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Pubblicato il 28/01/2013 alle ore 17:06

3-Aboriginal life

“Mio nonno mangiava iguane abbrustolite e suonava il didjeridoo”.
Questo, più o meno, nella mia testa bacata, mi figuravo dicesse il primo aborigeno che avessi incontrato. Invece è stato: “L’ingresso è 15 dollari più gli extra.
In Australia animali e piante sono strani, quindi appena arrivato avevo la strana idea che anche gli abitanti dovessero essere fuori dagli schemi. E non parlo dei discendenti degli inglesi che hanno colonizzato (anche se la parola esatta è conquistato) l’Australia in epoca recente. Gli aborigeni, i nativi australiani, me li immaginavo come gente timida, in contatto con la natura, legata alle sue radici, slegata dalla società contemporanea. Che sorpresa quindi vederli nelle classifiche di vendita di dischi musicali, sfrecciare sui pick-up, gestire negozi di artigianato, ristoranti e parchi turistici!
Certamente, se è quello che vuoi, è facile andarli a vedere (pagando) esibirsi in balli rituali, li puoi ascoltare mentre suonano quel lungo tubo di legno (il didjeridoo di prima appunto), puoi farti raccontare- in modo esageratamente teatrale- di come era la vita nella foresta, le credenze religiose, i metodi di sopravvivenza e di come erano, nei tempi antichi pre 1770, i rapporti sociali o le faide tra diversi gruppi (si perché le varie tribù mica andavano proprio d’amore e d’accordo…)
Purtroppo il tutto sa di finto, di trappolone per turisti in cartapesta, di macchina spilla soldi. Niente di questo ovviamente ti fa dimenticare quali pene e sofferenze hanno sopportato i loro avi, che si sono dovuti difendere dal genocidio. Si dice che gli aborigeni non conoscessero proprietà privata e che quindi avessero la predisposizione a rubare gli animali dei “nuovi” australiani insediatesi nei loro territori. Se avessero riconosciuto la proprietà si sarebbero potuti tenere le loro terre? Avrebbero potuto continuare a vivere indisturbati secondo i propri usi e costumi?
La mia Lonely Planet dice che molte comunità aborigene si sono ritirate nei territori desertici dell’Australia centrale, per non aver niente a che fare con gli australiani importati e per vivere secondo l’antica via. Io di questa gente non vi so dire niente.
Comprato il boomerang di rito (20$), fatte le foto col guerriero (10 $), uscito dal baraccone per turisti e tornato verso il centro abitato, vedo in un angolo di un marciapiede delle persone, sporche, sedute per terra in silenzio tra le lattine vuote di birra. Sono questi gli altri aborigeni?



 


Pubblicato il 22/01/2013 alle ore 11:00

2 - Brisbane
‹‹Ma come, dici di non voler andare a visitare le grandi città e poi cominci a raccontare partendo dalla capitale?›› Alla faccia della coerenza vi rispondo di si. Vi sfido ad atterrare con un aereo di linea sulle “brecane” australiane!

Il viaggio per arrivare a Brisbane è piuttosto lungo: 23 ore di volo divise in 3 tappe per permettere all’aereo di fare rifornimento. Dalle 36 alle 40 ore effettivi in base ai cambi. Il fuso orario si fa subito sentire, riuscendo a farti avere fame quando dovresti dormire e ad avere la nausea da sonno all’ora dei pasti. Dicono che adattarsi al fuso dopo aver viaggiato verso est sia più difficile che farlo dopo aver viaggiato verso ovest. E secondo me hanno ragione.
Alla dogana le leggi vietano severamente l’import di sementi, animali o cibi. Sembra una cosa assurda ma alla fine fanno bene! Vi racconterò un’altra volta che cosa è successo quando non si sono attenuti a queste regole...
A fine Giugno in tutto l’emisfero australe inizia l’ inverno, stagione che però nel Queensland non ha la stessa connotazione che ha qui da noi. Inverno significa temperatura media intorno ai 22 gradi e buona possibilità di avere giornate assolate, significa non stare in ansia per le alluvioni e di poter surfare senza la paura di essere punti dalla medusa Irukandji.
Brisbane mi ha subito stupito per la sua modernità, pulizia, ordine e ottima qualità della vita. D'altronde dove trovi una città che al centro ospita una foresta tropicale? Con tanto di lagune  dove fare il bagno (noi diremmo piscine pubbliche con spiaggia di sabbia incorporata), spiagge dove prendere il sole o postazioni dove preparare una grigliata sotto le palme di banano? Tutto gratis e aperto a chiunque ovviamente! Beh, dato che noi queste cose ce le sogniamo di notte, i “brisbeniani” non hanno di che lamentarsi.. E’ vero, non esiste il centro storico come lo intendiamo noi, non c’è la piazza di fronte alla chiesa e non ci sono i monumenti antichi. I poveri abitanti si sono consolati costruendosi, in pieno centro e lungo le sponde del Brisbane River, un enorme quartiere adibito alla cultura, ai festival, allo svago e ai locali dove tracannare birra in compagnia (primo sport nazionale) guardando le partite di rugby (secondo sport nazionale). La bicicletta è sicuramente il mezzo da preferire dato il numero spropositato di piste ciclabili e di infrastrutture costruite solo per i ciclisti. Ma anche in auto, una volta fatta la mano alla guida nel lato sbagliato, ci si muove bene. Il traffico caotico di una città media italiana semplicemente li non esiste e la sicurezza nello spostarsi una cosa tangibile. Di sicuro anche li avranno i loro problemi, questo non lo metto in dubbio, ma un turista di passaggio come me sinceramente non li ha notati.
Oltre ad un bellissimo museo di storia naturale e di storia aborigena, ad un giro per le vie dello shopping nella zona dei grattaceli e ad una visita ad un parco di mangrovie adiacente alla città sulla sponda del fiume, non ci sono altre attrazioni a Brisbane. Ma vi pare poco per una città con soli 200 anni di storia?



 


Pubblicato il 16/01/2013 alle ore 17:32

1- Aussie land

L’Australia è una terra mitologica. Al pari della terra di mezzo o della luna boscosa di Endor, in Australia ci si aspetta di trovare cose strane. D'altronde dove esiste un posto come questo? Ve lo dico io da nessuna parte! Diversità è la parola d’ordine, l’essere alternativi una esigenza di sopravvivenza.
Sicuramente questa terra lontana rappresenta un forte richiamo per chiunque stia progettando un lungo viaggio. Il mio caso è stato un po’ diverso però: avendo la fantastica opportunità di andarci nel periodo in cui completavo i miei studi di dottorato, non ho perso l’occasione di poter esplorare in lungo in largo (ma soprattutto in lungo) uno degli stati che mi affascinava di più, il cui stesso nome, la terra della regina, richiama paesaggi di estrema ricchezza naturale: il Queensland.
Posto nella zona tropicale, nella parte nord orientale dell’Australia, è lo stato più umido e più ricco di foreste dell’intera Australia. Un paradiso verde e piovoso, spazi enormi, spiagge infinite, quasi spopolato nella sua parte centro settentrionale. L’unicità di questo territorio è di essere fiancheggiato per quasi tutta la sua lunghezza da uno dei più bei spettacoli che la natura offra, ossia il Great Barrier Reef (grande barriera corallina). Insomma se ci fosse uno stato in cui oggi punterei ad andare a vivere questo sarebbe il Queensland!
Ma vi ho annoiato abbastanza con la geografia! Bando alle ciance, l’idea di viaggio era semplice: noleggiare un’auto a Brisbane e partire contromano verso nord, fermandosi solo quando sarebbe giunto il triste momento di tornare in patria. Nessuna pianificazione di itinerario, nessuna prenotazione, tanta voglia di vivere in prima persona e di toccare con mano le cose viste solo in televisione.


L' itinerario di viaggio.




 



 

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